Trekking ed Escursionismo in Aspromonte
Praticare escursionismo in Aspromonte vuol dire davvero attraversare il tempo, lasciarsi alle spalle la civiltà per tornare ad origini in cui i propri passi rimangono il contrasto più vicino ai propri pensieri. Può voler dire conoscere e non poter fare a meno di apprezzare un territorio che per quanto da sempre maltrattato, riesce quasi a conservare lo splendore della creazione fatto di natura incontaminata, paesaggi unici e tradizione millenaria, reincarnandone tutti gli aspetti suggestivi e selvaggi. E In Aspromonte, ognuno di questi aspetti cerca da sempre un rapporto con l’escursionista e cercherà sempre in ogni modo e per ogni volta l’opportunità per farsi riscoprire.
Tra tutti i modi di visitare per conoscere, di viaggiare per sapere, L’escursionismo o il trekking, intesi come il camminare lento e responsabile, è probabimente quello che più di tutti regala stupore e meraviglia ad ogni itinerario, L’Aspromonte si offre a questa attività mostrando le proprie amenità in tutti i periodi dell’anno. Questo fazzoletto di terra, di natura quasi primordiale svela una serie di aspetti e fattori che riescono a sorprendere perchè immersa al centro del mediterraneo, nascondendo ancora oggi, angoli stupendi e difendendo in qualche modo il suo patrimonio naturalistico. Condizioni climatiche, barriere orografiche, leggende di luoghi e popoli appariranno quasi come una premessa che pian piano mostrerà ad ogni attento visitatore le sue vere, amate/odiate a volte discusse caratteristiche: Integra, inaccessibile, selvaggia, sconosciuta, primitiva, e allo stesso tempo ospitale, ricca di storia vissuta da uomini spesso divisi tra pastori e briganti, da popoli diversi e vicende simili tramandate fino ai giorni nostri. Questo è il camminare in Aspromonte !
itinerari
-
Galati – forra stupefacente
Lorem ipsum dolor sit amet, no elitr tation delicata cum, mei in causae deseruisse. Has eruditi singulis principes ed.
-
Ferraina – Canyoning nel bel mezzo del nulla
Lorem ipsum dolor sit amet, ius in fugit percipit, ut his augue numquam, dicat ponderum signiferumque qui ad.
-
Butramo – Canyoning nella valle infernale
Lorem ipsum dolor sit amet, ius in fugit percipit, ut his augue numquam, ponderum signiferumque.
-
Aposcipo – La forra in un luogo celato
Lorem ipsum dolor sit amet, ius in fugit percipit, ut his augue numquam, ponderum signiferumque.
-
Allaro – Torrentismo tra gole bianche e levigate
Lorem ipsum dolor sit amet, no elitr tation delicata cum, mei in causae deseruisse. Has eruditi singulis principes ad, eam fuisset.
-
Altalia – Canyoning a due passi dal mare
Lorem ipsum dolor sit amet, no elitr tation delicata cum, mei in causae deseruisse. Has eruditi singulis principes ad, eam fuisset.
-
San Pasquale – Canyoning accanto al borgo tra i più belli d’Italia
Lorem ipsum dolor sit amet, no elitr tation delicata cum, mei in causae deseruisse. Has eruditi singulis principes ad, eam fuisset.
-
Aposcipo – La forra in un luogo celato
Lorem ipsum dolor sit amet, no elitr tation delicata cum, mei in causae deseruisse. Has eruditi singulis principes ad, eam fuisset.
CHE COS’è
L’Escursionismo come il trekking è probabilmente tra le principali attività ludico-motorie dell’uomo, intesa ovviamente al di fuori di qualunque aspetto competitivo e senza dunque nessun obiettivo sportivo. Volendo definirne uno scopo potremmo porlo quale raggiungimento del benessere psicofisico della persona. Questi due termini indicano dunque l’idea di camminare lentamente, a piedi, da soli o in compagnia al fine di praticare intenzionalmente una attività sana ed emozionante, magari di conoscenza del territorio o di un sentiero che il nostro spirito d’avventura ha deciso di scoprire.
La differenza tra i due termini sta nei tempi di percorrenza, può definirsi escursionismo quando l’attività si limita a partenza e rientro in giornata, o comunque nelle 24 ore circa. Il trekking invece prevede una percorrenza di più giorni, con tutto ciò che ne comporta in termini di difficoltà. Per entrambi però vale la regola di camminare lentamente, scarponi e zaino in spalla, per sentieri, sterrate, mulattiere, praterie, oltrepassando boschi, torrenti, serri rocciosi e canyon in differenti stagioni e con tutti gli elementi possibili, anche magari meno desiderati come, pioggia e vento.
Secondo noi il vero punto in comune è l’amore per la natura. Una escursione rappresenta un momento dedicato a tutto ciò che i nostri luoghi hanno da offrire. Un panorama mozzafiato, un antico paesaggio, o il fragore di una cascata, il colore di un bosco autunnale, o che profuma di primavera o ancora ricoperto dalla coltre bianca. Insomma una completa attività sensoriale in condizioni di vita meno comode del solito. Poche le cose da tenere a mente, il primo fra tutti, il rispetto per l’ambiente, e ciò include rispetto per i sentieri, per la segnaletica, per le specie botaniche di un certo interesse, senza dimenticare di non molestare animali selvatici che è possibile incontrare facendo rumori o lasciando tracce del proprio passaggio.
I percorsi generalmente hanno una durata dalle 3 alle 6 ore, escluse le marce di avvicinamento e il rientro appena usciti dal torrente, durante l’attività si rimane dunque isolati ed in un ambiente particolarmente impervio ed inospitale, serve guardarsi con assoluta priorità dall’acqua e dal freddo, principali problematiche per chi pratica questa attività.
Tecnica
’unica buona tecnica che esiste nel praticare trekking, è quella del fare attenzione ad una attività che si svolge all’aria aperta e che comporta differenti fattori, alcuni anche poco controllabili. Non farà sicuramente male essere un po’ metodici nel preparare una escursione, specialmente se trattasi di itinerari mai percorsi prima. La giusta tecnica in realtà parte già qualche giorno prima dello stesso evento, poiché conoscere le condizioni meteorologiche aiuterà parecchio la vestizione del perfetto trekker, può aiutare addirittura a pregiudicarne la fattibilità, così come preparare lo zaino… probabilmente tra le tecniche più importanti.
Andiamo dunque per gradi, senza approfondire più di tanto e cominciamo dall’inizio; Dopo aver deciso la data e controllato le condimeteo è d’obbligo pianificare il percorso. Con una cartina alla mano, meglio se una 25000, daremo uno sguardo a più dettagli quali la lunghezza dell’itinerario, il dislivello ed il tipo di terreno, non sottovalutando di certo l’altitudine che potrà determinare l’abbigliamento da indossare.
La scelta dei capi da indossare è proprio il passo seguente, se c’è qualcosa che in montagna può cambiare in modo repentino sono proprio le condizioni climatiche intese come umidità, vento, freddo e pioggia, ecco dunque che oltre alla grande varietà di tessuti tecnici attualmente in commercio, in nostro aiuto arriva il “sistema a cipolla”. Questo famoso principio prevede l’utilizzo di più capi, magari leggeri e traspiranti, indossati uno sull’altro, anziché uno solo molto spesso e pesante. Un sistema geniale che in tempi brevi, permetterà al nostro corpo di traspirare, di difendersi dalle escursioni termiche e di proteggersi da pioggia e vento.
Due grandi protagonisti, Scarponi e zaino: Qualcosa di cui non si deve fare a meno, le scarpe sono il nostro primo contatto con il terreno e staranno ai nostri piedi per diverse ore se non per tutto il giorno. Una scarpa alta vorrà dire più protezione, ma anche più peso, grande cura quindi nello scegliere quale indossare rifacendoci all’itinerario previsto. Tantissimi gli zaini disponibili in commercio, del proprio zaino la capienza non è la sola cosa a cui pensare, lo zaino tramite le diverse regolazioni che le aziende propongono e grazie alla disposizione interna che faremo del carico ci darà la possibilità di rimanere in posizione eretta, di ridurre lo sforzo, di gravare sul bacino oltre che sulle spalle, di lasciare traspirare la schiena e, scegliendolo adatto a differenti attività e quindi ad altri impieghi, di portare altro equipaggiamento come sci, racchette da neve , picozze o bastoncini da trekking.
A proposito di bastoncini…A chi intende impararne bene l’utilizzo farà piacere sapere che scaricare un pò sulle braccia può voler dire tanto, specialmente in tratti dove la salita sembra non finire mai, ginocchia, caviglie e le loro articolazioni ringrazieranno per aver sottratto loro un bel peso ad ogni passo, senza contare sul senso di stabilità ed equilibrio che ne viene fuori camminando a “quattro zampe”.
Attrezzatura ed equipaggiamento
L’equipaggiamento dipende da molti fattori come ad esempio dalla stagione, dalla quota, dall’eventuale pernotto e sostanzialmente quindi, dalla durata della gita. Avere tutto al giusto momento vorrebbe dire avere uno zaino enorme e pesantissimo per cui servirà scegliere con cura e sarà solo l’esperienza che condurrà per così dire, sicuri sul sentiero. Di seguito, una lista di accessori ed equipaggiamento di base, ma che secondo noi dovrebbe rimanere perennemente dentro lo zaino.
- Borraccia d’acqua, barrette ipercaloriche
- Bussola e cartina
- Coltellino multiuso
- Lampada frontale, fischietto, binocolo
- Cassettina di primo soccorso, telo termico
- Fiammiferi, accendino, candele e carta
- Poncho o kway per la pioggia
- Nastro adesivo telato, cordino di diversi metri
- Cappellino o bandana
- Guanti, berretto e maglione di lana, calzini e cambio intimo
- Bicchiere o gavetta in acciaio/alluminio, qualche busta di plastica
- A tutto ciò dovrà essere sommato l’equipaggiamento necessario all’itinerario che si intende percorrere, o necessario ad un trekking di più giorni come ad esempio
- Tenda, con relativo sotto-telo in nylon
- Sacco a pelo, con stuoia o materassino
- Fornellino, pentolini scaldavivande, posate e cibarie
- Asciugamani e accessori d’igiene
- Vestiti di ricambio
- Ago e filo, blocco notes e matita (che scrive sempre, anche sottosopra !!)
Sicurezza in attività Outdoor
La prevenzione è probabilmente la migliore dotazione di sicurezza che esiste, tenere a mente certe norme potrà essere molto utile per ridurre rischi di infortunio. In verità non riusciremmo mai ad elencare tutto ciò da cui guardarsi, possiamo però annoverare alcune pratiche che riteniamo di buon senso e che speriamo possano fornire una giusta primaria informazione.
Valutare in modo critico le proprie capacità: Conoscere i propri limiti vuol dire poter ben valutare la propria resistenza e la propria preparazione tecnica, rinunciare non vieta di riprovare quando l’impresa sarà più alla propria altezza, in fondo le montagne ci aspetteranno sempre.
Condizioni meteorologiche: Considerando il rapido mutamento climatico in quota, è sempre meglio rinunciare se non si ha appresso il giusto equipaggiamento o se il rischio è di rimanere a lungo sotto la pioggia, tutto ciò potrebbe scatenare ulteriori problematiche legate a fattori come ipotermia e congelamento, o diversamente quali disidratazione o colpo di sole.
Studio preventivo del percorso: Sapere con precisione dove andrete mette in guardia da un sacco di cose come ad esempio, in caso di elevata altitudine, il mal di montagna, oppure in caso di tratti rocciosi, caduta massi, o ancora in sentieri assolati e molto esposti, morsi di vipere o simili. Una cosa di assoluto obbligo è sempre e comunque quella di avvisare i propri cari o amici del tratto che si intende percorrere.
ITINERARI
Lista completa degli itinerari
gallery
Storia del torrentismo in Aspromonte
Negli anni ’80, Alfonso Picone Chiodo, unitamente ad altri amici, iniziò a percorrere in lungo ed in largo, molte delle fiumare Aspromontane, di entrambi i versanti ionico e tirrenico. Si iniziava ad intraprendere il percorso escursionistico da valle, risalendo e superando faticosamente e pericolosamente enormi massi, pozze, scivoli, laghetti; alcuni ostacoli però, risultavano davvero insormontabili, delle volte infatti, alte pareti di 70 metri e oltre, sbarravano il passo e si era costretti per forza di cose di aggirarle. Pertanto si risalivano ripidi ed estenuanti crinali o costoni, per poi ridiscendere più su, al disopra della cascata. Così facendo però, si rinunciava a percorrere integralmente le verticali alte e i suoi tratti a canyon più impervi, dove si nascondevano altre suggestive e spettacolari cascate, angoli incontaminati di Aspromonte.
Questi primi “esploratori” tuttavia non avevano cognizioni tecniche e attrezzatura idonea per fare del vero torrentismo ed inoltre l’intento principale di quegli anni era la realizzazione di “imprese” che potessero richiamare l’attenzione dei media nazionali su di una montagna conosciuta solo in negativo.
A metà degli anni 90, grazie anche all’entusiasmo di Natale Amato, Pino Iaria, Peppe Trovato ed altri amici , si iniziarono a portare avanti alcune tipologie sportive in Aspromonte e all’interno del CAI di Reggio Calabria, come lo sci di fondo escursionistico, lo scialpinismo, il torrentismo appunto, ed in ultimo, ma non per importanza, grazie ai contatti di Alfonso Picone CHiodo con la vicina Puglia la “creazione” di una stazione di Soccorso Alpino in Aspromonte.
Si cominciò quindi, muniti di attrezzatura alpinistica, imbrago, casco, chiodi, moschettoni, martello da roccia ecc., a scendere i torrenti, anziché risalirli, praticamente seguendo il loro naturale corso d’acqua. Le alte pareti così, una volta attrezzata con i chiodi la sosta, venivano discese.
Di lì a seguito il Furria nel 96, “complice” il suo facile accesso, in quanto non necessita di fuoristrada per l’avvicinamento, e il suo percorso relativamente breve, ha fatto sì che venisse percorso negli anni da numerosi soccorritori Pugliesi, Calabresi, Lucani e Siciliani, dalle sezioni CAI principalmente di Reggio Calabria e Catanzaro, da associazioni Siciliane, dai VVff per esercitazioni, ecc.
Le seconde gole, All’interno del Parco Nazionale d’Apromonte, le oramai famose cascate Maesano, che in data imprecisata, furono attrezzate con viti e anelli resinati, probabilmente da una associazione Messinese.
Quindi a seguire la forra del Butramo. A quei tempi, in Aspromonte nessuno era in grado di dare informazioni esatte su queste impervie zone. Nei primi anni 90, ci fù un tentativo da parte di alcuni soci del CAI di Catanzaro, capitanati da F. Bevilacqua di percorrere integralmente il Butramo, da Monte Cerasia (1.600 slm) alla fiumara Bonamico (200 slm ), ma il primo tentativo fallì a causa probabilmente, delle informazioni errate ricevute. Il gruppo uscì l’indomani dal canyon del Butramo nella parte alta, risalendo Punta Cancelliere, Acatti e Afreni, fino al casello di Cano. Nel ‘96, si riorganizza un remake con Bevilacqua, Picone, Festa ed altre sei amici con pernottamento nei pressi del casello di Cano, in compagnia di Fedele Stranges. In questo modo, si intraprendeva il percorso la mattina presto del sabato. Il venerdì pomeriggio si partiva in quegli anni, da casa Stranges a S. Luca, con pittoreschi camion utilizzati per condurre i pellegrini alla Madonna della montagna di Polsi, lungo le piste polverose. Il sabato, una volta “dentro” al Butramo una serie di imprevisti, compreso un pomeriggio alluvionale, lì costrinse ad un ulteriore pernotto di emergenza stavolta, in gola naturalmente. Singolare l’espediente adottato da Alfonso Picone per supplire al fatto di non essere dotato di muta contro le fredde acque: Cospargersi il corpo con grasso di foca (proprio quello utilizzato per gli scarponi..). Risultato, una inevitabile scia di mosche seguì a lungo il malcapitato.
L’uscita dal Butramo, come da prima spedizione anni 90, avvenne sempre nella parte medio alta, stesso ripido costone e solo dopo 6 ore circa si arrivò a Cano,…un altro tentativo fallito che alimentò il mito Butramo in quegli anni, ma che servì davvero per esperienza nelle future esplorazioni.
Nel 97, finalmente fu espugnato, il mito Butramo, attrezzandolo con chiodi da roccia in esplorazione. In quegli anni non usavano ancora il trapano, né tanto meno la muta di equipaggiamento… quantomeno in Aspromonte !!
Nel 1998 si organizza la discesa del S. Agata, nei pressi di Gambarie, sopra Cardeto, attrezzata sempre con chiodi o utilizzando dove possibile ancoraggi naturali, tronchi di alberi.
Nel 1999, tocca alle gole del S.Leo, a dire del Trovato le più belle gole d’Aspromonte, denominate “le gole di montagna” siamo nel cuore del Parco Nazionale d’Aspromonte, dove 11 cascate si susseguono in rapida successione una dopo l’altra. Sempre nel ‘99, furono attrezzate il solo salto delle cascate Forgiarelle con due spitfix.
Negli anni a venire, vengono attrezzate la forra del Mangusa, l’affluente del Furria, il Campolico, dapprima la parte bassa denominata “Butramino”, sempre da Trovato e Iaria Diego Leonardi e Natale Amato, attrezzandolo con spitfix.
Nel 2002, per merito di Amato e Iaria, furono aperte ed attrezzate le prime “gole fluviali” con presenza di qualche piccola verticale, l’Allaro.
Nell’agosto del 2002, un gruppo del CAI di Giarre (CT), guidati da Diego Leonardi, prova a scendere il Ferraina attrezzando le prime pareti con spit fix, con alcuni frazionamenti in parete, per permettere la risalita su corda fissa, in quanto intenzione del gruppo di Catanesi era risalire e tornare sul luogo di partenza, ma non completarono la discesa, per problemi di metraggio corde, la cascata del Cicutà di 70m, rimase inviolata, ma lo scenario selvaggio del Ferraina, incantò sicuramente. Così nel 2005, Trovato, Amato, Iaria, Repaci, ed altri amici, ridiscesero il Ferraina integralmente per la prima volta sotto cascata, con soste “spittate”. Un ambiente incredibile di rara e selvaggia bellezza. Alcuni piccoli problemi insorsero, durante la lunga via di uscita dal torrente, che avvenne di notte.
In verità durante la discesa integrale del Ferraina e dell’Aposcipo, si notavano dei vecchi e arrugginiti chiodi da roccia, infissi nelle fessure in posizione fuori cascata di chiara derivazione alpinistica, infatti dopo lunghe “indagini”, grazie a Claudio Fortunato, alpinista laziale, si è risalito ad una prima esplorazione fuori cascata da parte di un terzetto di alpinisti Laziali.era il lontano 1981.
L’apertura di diverse ed interessanti gole, iniziava ad incuriosire esperti a carattere nazionale, forristi del calibro di Pino Antonini, iniziavano ad effettuare incursioni torrentistiche in Aspromonte, accompagnato anche da tanti amici.
Negli anni successivi, furono aperte ed attrezzate le cascate del Marmarico da Diego Leonardi e Natale Amato (2004), ancora dopo l’Aposcipo, dopo un primo tentativo, non riuscito a causa del maltempo, avviene la discesa integrale, dalla cascata Palmarello di 80 metri, successivamente completata dalle cascate a valle dell’Aposcipo (luogo celato), con Repaci, Malara E. M. e D’Arrigo. Quindi negli anni a venire e siamo intorno al 2007, è la volta delle cascate Linnha e Castanò, percorse da alcuni soci CAI di Reggio Calabria, tra cui Peppe Romeo, utilizzando ancoraggi naturali fuori cascata e, successivamente attrezzate.
Negli ultimi anni, l’associazione “Aspromontewild”, insieme a Pino Antonini e Gigliola Mancinelli, ha continuato il lavoro di esplorazione dei canyon impervi dell’Aspromonte, attrezzando e valorizzando sconosciute gole, come il Nessi (Ciminà), il S.Pasquale (Bova), il Glicorace a Roccaforte del Greco, il Chalonero sempre nell’area grecanica, caratterizzato da un alta parete di 90 metri frazionata dal D’Arrigo a circa 45 metri di altezza. L’attività esplorativa non si arena sul versante ionico del massiccio, ma il team forra di Aspromontewild, in collaborazione con Antonini, attrezza anche i canyon del versante tirrenico Aspromontano, che nei primi anni storici del torrentismo in Aspromonte, furono trascurati a dispetto dei canyon della parte ionica. Quindi è la volta del Barvi, delle numerose cascate del Galasia, del Calivi o Galati, con le cascate Teresa e Paola, parte alta e bassa, il torrente Jamundu, che parte con la famosa cascata Mundu per terminare immettendosi sul Barvi con un ultimo salto di 90m, frazionata a circa 30 metri sotto la partenza della verticale, fino a ridiscendere un paretone in appoggio, un vero angolo amazzonico.
L’associazione Aspromontewild, con una frequenza media di percorrenza di circa 40/50 forre per stagione, da marzo a novembre, programma alcune impegnative uscite, per l’osservazione del territorio, per verificare lo stato delle soste, dei dati in generale come i cambiamenti morfologici del terreno, la presenza di specie animali di grande interesse, e la stessa percorribilità.
Tutte le forre e i percorsi canyoning sono comunque catalogate all’interno del catasto forre sul sito nazionale dell’Associazione italiana Canyoning

1998
Discesa nelle gole del Butramo

1996
Discesa ultimo salto

1997
Butramo

1996
Torrente Butramo, Spedizione per esplorazione con vecchi camion dell'epoca.

1997
Uscita dal Butramo

1996
Canyoning, torrente Furria