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C’è un modo di andare in montagna che non si misura in chilometri percorsi o dislivello conquistato, ma nell’impronta che lasciamo dietro di noi. Chi frequenta i sentieri in Aspromonte lo sa bene: ogni passo può essere un gesto di rispetto oppure di incuria.

Negli ultimi anni, il turismo escursionistico è cresciuto molto, portando benefici economici e nuova vita in territori spesso marginalizzati. Ma questo afflusso, se non gestito con consapevolezza, rischia di trasformarsi in pressione sull’ambiente: rifiuti abbandonati, sentieri erosi, fauna disturbata, sorgenti impoverite. La montagna non è uno spazio infinito e resiliente per definizione: è un equilibrio fragile, fatto di acqua, suolo e biodiversità.

La sostenibilità del turismo montano passa proprio da qui e da noi guide, operatori, addetti ai lavori, Enti dello stato sul territorio: da un equilibrio tra fruizione e tutela. Non si tratta di limitare l’accesso, ma di educare a un modo diverso di vivere l’esperienza. Un’escursione non è solo una performance, è una relazione con l’ambiente e con le comunità che lo abitano.

La mia sfida è ancora più importante: coinvolgere i più giovani. La sensibilizzazione ambientale non può restare confinata a discorsi teorici. Deve diventare esperienza diretta: camminare lungo un torrente, capire da dove viene l’acqua che beviamo, osservare come cambia un bosco nel tempo. L’acqua, in particolare, è un bene prezioso e sempre più vulnerabile: le sorgenti montane, spesso date per scontate, sono il risultato di equilibri delicati che il cambiamento climatico e l’impatto umano stanno mettendo a rischio.

Camminare in modo sostenibile su sentieri, in forra o in grotta significa prima di tutto ridurre il proprio impatto. Portare via i propri rifiuti, evitare scorciatoie che rovinano i sentieri, rispettare il silenzio dei boschi. Ma significa anche qualcosa di più profondo: riconoscere che siamo ospiti. Non padroni.Educare i giovani al rispetto dell’ambiente significa offrire loro strumenti per leggere il territorio, ma anche responsabilità. Perché saranno loro a decidere se questi luoghi resteranno vivi o diventeranno solo scenari consumati.

Che tipo di traccia vogliamo lasciare?

La montagna non ha bisogno di noi, ma noi abbiamo bisogno della montagna. E forse il modo migliore per onorarla è imparare a camminare leggeri, nello spirito non nello zaino !